Per Bembo, Petrarca rappresentava il modello ideale per la poesia, mentre Boccaccio era il riferimento per la prosa. Questo doppio canone influenzò non solo la sua produzione letteraria ma anche il suo approccio teorico alla lingua, che mirava a un equilibrio tra innovazione e tradizione. La visione del volgare era simile a quella del latino in cui Bembo si presentava come il massimo rappresentante del ciceronianismo assieme a Iacopo Sadoleto.