Nel contesto della questione della lingua, Bembo si oppose alla lingua cortigiana promossa da autori come Vincenzo Calmeta e Baldassarre Castiglione. Sostenne invece un modello toscano arcaico, basato sui tre grandi autori del Trecento. Le sue posizioni suscitarono dibattiti accesi, ma alla fine prevalsero, diventando il punto di riferimento della norma linguistica italiana.